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Tag: L’ultima intervista

” Perché siamo tutti in pericolo ” — Pier Paolo Pasolini

 

 

 

 

«Ecco il seme, il senso di tutto – ha detto – Tu non sai neanche chi adesso sta pensando di ucciderti. Metti questo titolo, se vuoi : “Perché siamo tutti in pericolo” » P.P.P.

 

 

 

 

 

Bologna-20151121-07930 copia

 

 

 

 

 

« Questa intervista ha avuto luogo sabato 1° novembre, fra le quattro e le sei del pomeriggio, poche ore prima che Pasolini venisse assassinato. Voglio precisare che il titolo dell’incontro è suo, non mio.  Infatti alla fine della conversazione che spesso, come in passato ci ha trovati con persuasioni e punti di vista diversi, gli ho chiesto se voleva dare un titolo alla sua intervista. Ci ha pensato un po’, ha detto che non aveva importanza, ha cambiato discorso, poi qualcosa ci ha riportati sull’argomento di fondo  che appare continuamente nelle risposte che seguono . . . »

 

Furio Colombo, L’ultima intervista di Pasolini
Roma 2005. Avagliano Editore

 

 

 

 

 

Estratti « a minutissime dosi » dell’intervista

 

 

#1 [ Il rifiuto essenziale ]

F.C.
Io dirò « la situazione », e tu sai che intendo parlare della scena contro cui, in generale, ti batti. Ora ti faccio questa obiezione. La « situazione » con tutti i mali che tu dici, contiene tutto ciò che ti consente di essere Pasolini. Voglio dire : tuo è il merito e tuo è il talento. Ma gli strumenti ? Gli strumenti sono della « situazione ». Editoria, cinema, organizzazione, persino gli oggetti. Mettiamo che il tuo sia un pensiero magico. Fai un gesto e tutto scompare. Tutto ciò che detesti. E tu ? Tu non resteresti solo e senza mezzi ? Intendo mezzi espressivi, intendo…

P.P.P.
Sì, ho capito. Ma io non solo lo tento, quel pensiero magico, ma ci credo. Non in senso medianico. Ma perché so che battendo sempre sullo stesso chiodo può persino crollare una casa. In piccolo un buon esempio ce lo danno i radicali, quattro gatti che arrivano a smuovere la coscienza di un Paese ( e tu sai che non sempre sono d’accordo con loro… ). In grande l’esempio ce lo dà la storia.
Il rifiuto è sempre stato un gesto essenziale. I pochi che hanno fatto la storia sono quelli che hanno detto di no, mica i cortigiani e gli assistenti dei cardinali. Il rifiuto per funzionare deve essere grande, non piccolo, totale, non su questo o quel punto, « assurdo » non di buon senso.

 

 

#2 [ Descrizione della situazione ]

P.P.P.
Allora i discorsi sono tre. Qual’è, come tu dici, « la situazione », e perché si dovrebbe fermarla o distruggerla. E in che modo.

F.C.
Ecco, descrivi allora « la situazione ».

P.P.P.
Pretendo che tu ti guardi intorno e ti accorga della tragedia. Qual’è la tragedia ? La tragedia è che non ci sono più esseri umani, ci sono strane macchine che sbattono l’una contro l’altra. E noi, gli intellettuali, prendiamo l’orario ferroviario dell’anno scorso, o di dieci anni prima e poi diciamo : ma strano, ma questi due treni non passano di lì, e come mai sono andati a fracassarsi in quel modo ? O il macchinista è impazzito o è un criminale isolato o c’è un complotto.
Soprattutto il complotto ci fa delirare. Ci libera da tutto il peso di confrontarci da soli con la verità.

 

 

#3 [ Difficoltà della scelta ]

P.P.P.
Quando stai con la faccia schiacciata contro quell’ora, quel minuto della storia, scegliere è sempre una tragedia. Però, ammettiamolo, era più semplice. Il fascista di Salò, il nazista delle SS, l’uomo normale, con l’aiuto del coraggio e della coscienza, riesce a respingerlo, anche dalla sua vita interiore ( dove la rivoluzione sempre comincia ).
Ma adesso no. Uno ti viene incontro vestito da amico, è gentile, garbato, e “collabora” ( mettiamo alla televisione ) sia per campare sia perché non è mica un delitto. L’altro – o gli altri, i gruppi – ti vengono incontro o addosso – con i loro ricatti ideologici, con le loro ammonizioni, le loro prediche, i loro anatemi e tu senti che sono anche minacce. Sfilano con bandiere e con slogan, ma cosa li separa dal ” potere ” ?

 

 

 

. . . continua . . .