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Archives for: gennaio 2016

Un chiarore per se stesso

 

 

 

In qualche istante la nebbia ha avuto ragione su di noi, sulle nostre vite luccicanti e prive di splendore. Un corpo di chiarore per se stesso, ha occupato tutta l’aria e le distanze un dipanare di sogno, e la pietra manufatta e il suo detto solitario nuovamente si confidano nell’occhio restituito d’improvviso alle selve.

 

 

               Une clarté en soi

En un rien de temps, le brouillard nous a englouti, nous et nos vies scintillantes et privées de splendeur. Bloc de clarté en soi, il a occupé tout l’air et les lointains démêlant le rêve. Alors, la pierre taillée et son dit solitaire se confient à nouveau dans la vue des forêts soudain retrouvée.

              Traduzione dall’italiano di Philippe Aigrain

 

              Cliccare QUI per la pagina dedicata sul sito di Philippe Aigrain

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” Promesse de neige ” – testo di Hervé Chesnais

 

 

 

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Les enfants attendaient la neige. Les enfants sont sans patience. Ils criaient pour crever les nuages, dessinaient sur leurs cahiers des canons pointés vers le ciel bas, faisaient cercle dans la cour, païens sous les arbres dépouillés, défiant de toutes leurs forces l’équilibre des nues. Qu’ils tombent, les flocons sur les paumes rouges de nos mains dégantées, qu’ils couvrent la route de l’école, qu’on ne la retrouve jamais, qu’y disparaisse l’auge gelée des boeufs et la voiture du père, qu’ils figent dans le silence l’élan terrible de la vie, qu’ils soient la vie même avant de recouvrir la vie. Ils sont énervés disaient les maîtresses qui les voyaient tendus vers les fenêtres, jusqu’à ce que la cloche de quatre heures et demi les libère dans la nuit tombante, la boue, la pluie, puis les premiers flocons qu’ils faisaient fondre sur la langue avec de petits gloussements transis.

 

Hervé Chesnais – le ravaudeur

 

 

I bambini aspettavano la neve. I bambini non hanno pazienza. Gridavano per crepare le nuvole, disegnando sui loro quaderni dei cannoni puntati verso il cielo basso, facevano cerchio nel cortile, come pagani sotto gli alberi spogli con tutte le loro forze sfidando l’equilibrio delle nuvole.

Che cadono i fiocchi sulle palme rosse delle nostre mani senza guanti, e ricoprano la strada per la scuola — che non la si ritrovi più, che sparisca la mangiatoia gelata dei buoi e l’auto di papà, che raggelino nel silenzio lo slancio terribile della vita, che siano la vita stessa prima di ricoprire la vita.

Sono nervosi dicevano le maestre che li vedevano allungarsi verso le finestre. Finché la campanella delle quattro e mezza li libera nella notte che cade, il fango, la pioggia, e i primi fiocchi che fanno sciogliere sulla lingua con piccoli schiocchi intirizziti.

traduzione dal francese di rosaturca

 

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Un lucore di lampada

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Tutta una parte del mattino a riconquistarsi al silenzio e all’immobilità — là dove tutto è nuovamente principio. Dipanarsi dal nido del letto come il sogno di una nuvola nel cielo. Rimettersi in piedi tardi e sormontare la disfatta che il tempo infligge nelle membra fino all’osso.

 

 

 

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Nell’attesa che l’acqua bollente filtri attraverso la polvere del caffé rigovernare quello che resta di una parte di notte fra la cucina e la stanza. Mangiare frutti di stagione, aprire i gusci di noci. Dare la carica alla sveglia soltanto per il suo ticchettìo sonoro delle ore. Ritornare sui miei passi e poi

corteggiare il bianco
sgombero del
tavolo,
un lucore di
lampada
a –
cesa

anche se fuori l’azzurro del cielo risplende nella luce del sole.

 

 

 

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Inter – mezzo

 

 

 

Fra le dita d’azzurro cola l’oro del giorno, dalle palme ancora aperte delle mani del dio. Quasi sera. E il rigore di una luce di cristallo spira il primo gelo d’inverno sul cortile.

 

 

 
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maver quartet – spaesaggi

 

 

Carrugi E Malasorte

 

Canto Alla Luveria

 

Spaesaggi

 

Mammaranta

 

Chanson Des Chameaux

 

Insultango

 

Peschici

 

Figli Del Vento

 

 

 

 

 

 

Blocco note di viaggio

 

 

 

L’illusione di una identità personale — cancellata. Vanità : una distrazione perduta.

Di ritorno dal mio viaggio nelle terre del Mito, ho lasciato per sempre il sogno di una voce.

Ho smesso di pensare : la mia vita. Più nessuna consequenzialità temporale.

La scrittura numerica precipita lo spossessamento, e dispone a questo anonimato incandescente che consuma le tentazioni della personalità.

 

 

 

 

 

 

Da buio a buio

 

 

 

Le sette della sera. Fuori la pioggia fa una pausa, da stamattina. A casa, per tutto il giorno in una dimensione notturna — da buio a buio.

In equilibrio fra obbligo e desiderio…una conquista insperata. Oggi, naturalmente mi concedo di scrivere. In questo agio di disporre di tempo. Tutto il piacere deriva da qui. E il desiderio si accresce nell’incondizionata disponibilità liberata. Nell’indifferenziato, questa possibilità di scegliere di dedicarsi.

C’è tango stanotte in città. E c’è tango nei battiti del mio cuore. Ma io accompagno questa notte al cammino di versi sublimi, misteriosi come sigilli fino alla roccia prosciugata nei letti di parole. E scintillanti al bagliore lunare.

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

Ritorno in città

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Di ritorno dalla terra che mi ha dato i natali : grazie ” con cento cuori ” per le conversazioni mistiche col vento, agli umidori viaggianti, ai lucori segreti, al cielo vicino raggiante di stelle, ai versi odorosi lasciati inscritti per noi dalla mano del dio nelle pieghe dei verdi.