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Archives for: novembre 2015

Come ogni giorno della mia vita

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Siamo discesi presto in città. Presto fa buio in questa parte dell’anno, ancora prima in collina.

A casa, poche cose da fare a quest’ora, ma con tutta la dedizione che si può. Naturale dopo tanto alitare di cielo ritrovarsi così nelle proprie mani. E riconoscersi in queste mani. E rimanere in ascolto del silenzio che si tiene nell’ombra delle nostre parole.

La cena cuoce sul fuoco e intanto faccio uno shampoo, una doccia per riscaldare questa terrena umidità che si nutre di me. Mi preparo così al giorno di domani. Come se avessi un motivo di farlo. Ma non ne ho. Ogni giorno per me la stessa inesauribile distanza da consumare fra i due estremi della mia vita – come una bestia da tiro, tutti i giorni della mia vita. 

 

 

 

 

 

 

L’itinerario

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Quarantott’ore senza riuscire a dormire, e poi …

 

 

 

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Via San Petronio Vecchio

 

 

 

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Via San Petronio Vecchio

 

 

 

 

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Piazza Santo Stefano

 

 

 

 

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Piazza Santo Stefano

 

 

 

 

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Piazza Santo Stefano

 

 

 

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Piazza Santo Stefano

 

 

 

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La torre degli Asinelli

 

 

 

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Via Caprarie

 

 

 

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Sotto il voltone del podestà

 

 

 

 

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La fontana del Nettuno

 

 

 

 

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Sotto il voltone del podestà

 

 

 

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L’albero di Natale all’ingresso di Sala Borsa

 

 

 

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Piazza Galvani
 

 

 

 

 

 

” Perché siamo tutti in pericolo ” — Pier Paolo Pasolini

 

 

 

 

«Ecco il seme, il senso di tutto – ha detto – Tu non sai neanche chi adesso sta pensando di ucciderti. Metti questo titolo, se vuoi : “Perché siamo tutti in pericolo” » P.P.P.

 

 

 

 

 

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« Questa intervista ha avuto luogo sabato 1° novembre, fra le quattro e le sei del pomeriggio, poche ore prima che Pasolini venisse assassinato. Voglio precisare che il titolo dell’incontro è suo, non mio.  Infatti alla fine della conversazione che spesso, come in passato ci ha trovati con persuasioni e punti di vista diversi, gli ho chiesto se voleva dare un titolo alla sua intervista. Ci ha pensato un po’, ha detto che non aveva importanza, ha cambiato discorso, poi qualcosa ci ha riportati sull’argomento di fondo  che appare continuamente nelle risposte che seguono . . . »

 

Furio Colombo, L’ultima intervista di Pasolini
Roma 2005. Avagliano Editore

 

 

 

 

 

Estratti « a minutissime dosi » dell’intervista

 

 

#1 [ Il rifiuto essenziale ]

F.C.
Io dirò « la situazione », e tu sai che intendo parlare della scena contro cui, in generale, ti batti. Ora ti faccio questa obiezione. La « situazione » con tutti i mali che tu dici, contiene tutto ciò che ti consente di essere Pasolini. Voglio dire : tuo è il merito e tuo è il talento. Ma gli strumenti ? Gli strumenti sono della « situazione ». Editoria, cinema, organizzazione, persino gli oggetti. Mettiamo che il tuo sia un pensiero magico. Fai un gesto e tutto scompare. Tutto ciò che detesti. E tu ? Tu non resteresti solo e senza mezzi ? Intendo mezzi espressivi, intendo…

P.P.P.
Sì, ho capito. Ma io non solo lo tento, quel pensiero magico, ma ci credo. Non in senso medianico. Ma perché so che battendo sempre sullo stesso chiodo può persino crollare una casa. In piccolo un buon esempio ce lo danno i radicali, quattro gatti che arrivano a smuovere la coscienza di un Paese ( e tu sai che non sempre sono d’accordo con loro… ). In grande l’esempio ce lo dà la storia.
Il rifiuto è sempre stato un gesto essenziale. I pochi che hanno fatto la storia sono quelli che hanno detto di no, mica i cortigiani e gli assistenti dei cardinali. Il rifiuto per funzionare deve essere grande, non piccolo, totale, non su questo o quel punto, « assurdo » non di buon senso.

 

 

#2 [ Descrizione della situazione ]

P.P.P.
Allora i discorsi sono tre. Qual’è, come tu dici, « la situazione », e perché si dovrebbe fermarla o distruggerla. E in che modo.

F.C.
Ecco, descrivi allora « la situazione ».

P.P.P.
Pretendo che tu ti guardi intorno e ti accorga della tragedia. Qual’è la tragedia ? La tragedia è che non ci sono più esseri umani, ci sono strane macchine che sbattono l’una contro l’altra. E noi, gli intellettuali, prendiamo l’orario ferroviario dell’anno scorso, o di dieci anni prima e poi diciamo : ma strano, ma questi due treni non passano di lì, e come mai sono andati a fracassarsi in quel modo ? O il macchinista è impazzito o è un criminale isolato o c’è un complotto.
Soprattutto il complotto ci fa delirare. Ci libera da tutto il peso di confrontarci da soli con la verità.

 

 

#3 [ Difficoltà della scelta ]

P.P.P.
Quando stai con la faccia schiacciata contro quell’ora, quel minuto della storia, scegliere è sempre una tragedia. Però, ammettiamolo, era più semplice. Il fascista di Salò, il nazista delle SS, l’uomo normale, con l’aiuto del coraggio e della coscienza, riesce a respingerlo, anche dalla sua vita interiore ( dove la rivoluzione sempre comincia ).
Ma adesso no. Uno ti viene incontro vestito da amico, è gentile, garbato, e “collabora” ( mettiamo alla televisione ) sia per campare sia perché non è mica un delitto. L’altro – o gli altri, i gruppi – ti vengono incontro o addosso – con i loro ricatti ideologici, con le loro ammonizioni, le loro prediche, i loro anatemi e tu senti che sono anche minacce. Sfilano con bandiere e con slogan, ma cosa li separa dal ” potere ” ?

 

 

 

. . . continua . . .

 

 

 

 

 

 

Rimango

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a G. N.

Il deserto è per amore di Dio. C’è stato chi ha avuto il sangue gelato per me.

L’Aperto che scuote è questa sete inattingibile di canto.
Il deserto, un recinto irrespirabile.

Se non avessi avuto queste immagini tristi, questo esercizio dello sguardo tanto più avanti di me da inoltrarsi per proprio conto molto più in là delle mie sole intenzioni . . .

Nella discesa incontro a una realtà radicale, mi trovo a innesto su qualcosa di arcaico.

 

 

 

 

 

Prospettiva orizzontale

 

 

 

” Vis me mouvant comme un plongeur sur le fond-s d’une inconnaissance. Et dans l’opaque ne vois que les détritus de soi. “

Serge Marcel Roche

 

Mi vedo muovere, come un nuotatore sul fondo-dei-fondi di una inconoscenza. E nell’opaco non scorgere nient’altro che i detriti di sé.

Traduzione dal francese di rosaturca

Horizontal et l’ennui – notation 11

cliccare QUI per la lista completa tradotta in italiano

 

 

 

 

 

 

Bologna del disamore

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Per l’ufficio postale, cinque minuti a piedi. E ritorno.

 

 

 

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Via San Petronio Vecchio

 

 

 

 

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Strada Maggiore

 

 

 

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Strada Maggiore

 

 

 

 

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Strada Maggiore

 

 

 

 

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Via Fondazza

 

 

 

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Via Fondazza

 

 

 

 

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Via Fondazza

 

 

 

 

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Via San Petronio Vecchio

 

 

 

 

 

 

DETTI E CONTRADDETTI

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Karl Kraus

 

 

 

Molte donne vorrebbero sognare insieme con gli uomini senza andarci a letto. Bisogna far loro presente con decisione l’inattuabilità di un tale proposito.

 

 

 

 

 

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Lo sterile piacere dell’uomo si nutre dello sterile spirito della donna. Ma del piacere femminile si nutre lo spirito maschile. Il piacere di lei crea le opere di lui. Tutto ciò che alla donna non è dato rende possibile all’uomo di servirsi dei propri doni. Libri e quadri vengono creati dalla donna, — non da quella che li scrive o dipinge. Un’opera viene messa al mondo : questa volta la donna ha fecondato ciò che l’uomo ha partorito.

C’è una donna nella stanza prima che entri uno che la vede ? Esiste la donna in sé ?

Nulla è più insondabile della superficialità della donna.

Il contenuto di una donna si coglie presto. Ma prima di penetrare fino alla superficie ?

L’erotismo dell’uomo è la sessualità della donna.

Il seduttore che si gloria di iniziare le donne ai misteri dell’amore : il turista che arriva alla stazione e si offre di mostrare alla guida turistica le bellezze della città.

La superiorità maschile negli affari d’amore è un meschino vantaggio, che non ci fa guadagnare nulla e non fa altro che violenza alla natura femminile. Bisognerebbe lasciarsi introdurre da ogni donna ai misteri della vita sessuale.

 

 

 

 

 

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Quanto più forte è la personalità di una donna, tanto più facilmente essa porta il fardello delle sue esperienze. L’orgoglio viene dopo la caduta.

La memoria corta degli uomini si spiega con la loro estrema lontananza dal sesso, che si dissolve nella personalità. La memoria corta delle donne si spiega con la loro vicinanza al sesso, dove la personalità si dissolve.

La donna è coinvolta sessualmente in tutti gli affari della vita. A volte perfino nell’amore.

Una donna la cui sensualità non cessa mai e un uomo a cui vengano ininterrottamente dei pensieri : due ideali dell’umano che sembrano morbosi all’umanità.

[ … ] Portare l’inconsapevolezza alla coscienza è eroismo ; affondare la consapevolezza nell’incoscienza è “finesse”.

Ci si avvezzi a dividere le donne in due tipi : quelle che sono già nell’incoscienza e quelle che debbono essere portate all’incoscienza. Le prime stanno più in alto e governano il pensiero. Le altre sono più interessanti e servono il piacere. Nel primo caso l’amore è devozione e sacrificio; nell’altro vittoria e preda.

Alla fine l’importante è che ci si metta a riflettere sulla vita erotica in genere.

 

cliccare QUI per continuare a leggere

 

Detti e contraddetti di Karl Krauss
A cura di Roberto Calasso, Adelphi Edizioni . 1972

 

 

 

 

 

 

Senza rete

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Tempo liberato. Spazio liberato nel pensiero, deserto. Possibilità dello stupore.

Calma, sconosciuta. Persa l’idea dell’ascolto : abbandonata. Sola con me stessa. Viva. Nel mondo materiale delle cose, nella luce materiale di tutte le ore del giorno. Nelle sere. Nelle voci della notte.

Il mondo nuovamente diventato grande, per la distanza ridiscesa fino a qui. Guardare, sentire, lavorare, capire.

 

 

 

 

 

 

La memoria di un giorno

 

 

 

Come del tempo la risacca s’arresta        e là, dove s’accumula, volenterose mani accorrano a dipanare

così, l’oscurità.

 

 

 

“j’aimerais tant
pouvoir être
comme ce jour
qui n’a pas
le sentiment
d’en être un.” *

Pierre Soupir 

Le rythme constant de l’oubli

 

 

* poter essere        
             – mi piacerebbe tanto –
come questo giorno
che non ha
il sentimento di essere
uno.

Traduzione dal francese di rosaturca
 

 

 

 

 

Ricordando la venuta al mondo di Paul Celan

 

 

 

 

 

Non scriverti
tra i mondi,

tieni testa
alla varietà dei significati,

fidati della traccia di lacrime
e impara a vivere.

Paul Celan

 

 

 

[ . . . ]

qualcosa che riguarda da vicino l’io poetico, il suo profilo e la densità interiore ed esistenziale di chi scrive. Qualcosa che non si limita ad alludere al dolore e lo rende esplicito nel canto. Qualcosa che rivela la resistenza del poeta nel canto. Dunque, l’uomo, il poeta, il suo dolente incedere nei tempi a lui contemporanei ed il suo essere una creatura durevole dentro tale scenario. Qualcosa, l’esegesi di una poetica tutta raccolta nelle poche righe di una sintesi estrema,

[ . . . ]

Non sono mai andato a Thiais per portargli un fiore, e non se nemmeno se mai più potrò permettermi di farlo. Lo depongo idealmente qui, ora, nella forma di minuscolo ricordo.

E’ un fiore semplice, il mio, come una margherita di campo. Come un fiore spontaneo, di quelli che nascono come vogliono, quando vogliono, dove vogliono in un prato brado, all’improvviso. Sbocciano inattesi e non visti. Come accade spesso alle parole dei poeti e nelle visioni dei profeti. Come sboccia in eterno e per sempre il tuo canto sublime, carissimo Paul.

Giordano Mariani

 

( cliccare QUI per l’articolo completo su EXTEMPORALITAS – il sito dell’autore )

 

 

 

 

 

Contro l’idea di fragilità

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Ho l’impressione che nessuna creatura in terra potrebbe esistere se custodisse in sé anche la più minuta fragilità. Siamo mortali, ed è una cosa diversa dall’essere fragili.

La forza è ovunque. E’ vivere. La mancanza di forza è non-vivere-più. E’ nell’esperienza del dolore che si addensa la più grande riserva della forza di vivere.

 

 

 

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Quando sento parlare di fragilità io ascolto la vita anestetizzata della mente — quando con il fisico non si ha più niente a che fare.

 

 

 

 

 

 

Gustave Flaubert “… si tu savais”

 

 

 

         Vogliamo parlare del soffocamento che dà lo sforzo smisurato della parola quando giunge alla propria sterilità sull’aperto immenso della passione amorosa ?

rosaturca

 

 

 

Gustave Flaubert à Louise Colet  [ Samedi 8 Août 1846 ]

 

. . .

11 heures du soir…
      Adieu, je ferme ma lettre. C’est l’heure où, seul et pendant que tout dort, je tire le tiroir où sont mes trésors. Je contemple tes pantoufles, ton mouchoir, tes cheveux, ton portrait, je relis tes lettres, j’en respire l’odeur musquée. Si tu savais ce que je sens maintenant !… dans la nuit mon coeur se dilate et une rosée d’amour le pénètre !
      Mille baisers, mille, partout, partout.

 

 

 

Addio, chiudo la lettera. E’ l’ora in cui, solo e mentre tutto dorme, apro il cassetto in cui sono i miei tesori. Contemplo le tue pantofole, il fazzoletto, i tuoi capelli, il ritratto, rileggo le tue lettere, ne respiro l’odore muschiato. Se tu sapessi quello che sento ora ! . .  . nella notte il mio cuore si dilata e una rugiada d’amore lo penetra. Mille baci, mille, dappertutto, dappertutto

Traduzione dal francese di Maria Teresa Giaveri, Milano 1984

 

 

 

 

 

 

Come un paesaggio in divenire

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All’inizio c’è stata l’immagine nello specchio in un momento banale, oggi come in qualsiasi altra giornata nella mia vita, nell’incessante slittamento verso altrove ; in quell’immagine stasera mi sono riconosciuta, l’ho fermata per me.

Poi, sono uscita nel vento della sera a fare una camminata.

 

 

 

 

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Nelle viscere della storia

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Come criceti in gabbia girano la ruota senza fermarsi — se si potesse distendere nello spazio la durata di quel movimento si coprirebbero chilometri.

Andare fino in fondo al proprio assunto espressivo, allargando lo spazio che il contesto sociale concede — Ma se tutto è concesso e niente arriva al cuore… Come riemergere dall’indistinto e rintracciare i segni del bersaglio ?

In gioco non è la vanità individuale di ciascuno, ma la prospettiva di un orizzonte comune che apre una lingua di parlanti, nell’estuario del proprio tempo, nelle viscere della storia.

 

 

 

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Popolare#2

 

 

 

 

Orquesta Anibal Troilo canta Francisco Fiorentino

 

 

 Gricel

Música: Mariano Mores
Letra: José María Contursi
tango 1942
 
No debí pensar jamás
en lograr tu corazón
y sin embargo te busqué
hasta que un día te encontré
y con mis besos te aturdí
sin importarme que eras buena…
Tu ilusión fue de cristal,
se rompió cuando partí
pues nunca, nunca más volví…
¡Qué amarga fue tu pena!

No te olvides de mí,
de tu Gricel,
me dijiste al besar
el Cristo aquel
y hoy que vivo enloquecido
porque no te olvidé
ni te acuerdas de mí…
¡Gricel! ¡Gricel!

Me faltó después tu voz
y el calor de tu mirar
y como un loco te busqué
pero ya nunca te encontré
y en otros besos me aturdí…
¡Mi vida toda fue un engaño!
¿Qué será, Gricel, de mí?
Se cumplió la ley de Dios
porque sus culpas ya pagó
quien te hizo tanto daño.
 

 

 

 

 

 

Popolare#1

 

 

 

 

 
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Flor de lino – vals criollo

Letra de Homero Expósito
Musica de Héctor Stamponi

 


 
Floreal Ruiz cantando con la orquesta de Aníbal Troilo ( 1947 )

 

 

Deshojaba noche esperando en vano
Que le diera un beso
Pero yo soñaba con el beso grande
De la tierra en celos.

Flor de lino qué raro destino
Nunca vi un camino de linos en flor.

Deshojaba noche esperando en vano
Como yo la espero
Lleno de vergüenza
Como los muchachos con un traje nuevo.

Cuántas cosas que se fueron
Y hoy regresan siempre
Por la siempre noche
De mi soledad.

Yo la ví florecer como el lino
De un campo argentino maduro de sol.
Si la hubiera llegado a entender
Ya tendría en mi rancho el amor.

Yo la ví florecer en un día
Mandinga la huella que se la llevó
Flor de lino se fue y hoy que el campo está en flor
Amalaya me falta su amor.

Hay una tranquera por donde el recuerdo
Vuelve a la querencia
Que el remordimiento del no haberla amado
Siempre deja abierta.

Flor de lino te veo en la estrella
Que alumbra la huella de mi soledad.

Deshojaba noches cuando te esperaba
Por aquel sendero
Lleno de esperanzas como gaucho pobre
Cuando llega al pueblo.

Flor de ausencia, tu recuerdo
Me persigue siempre
Por la siempre noche
De mi soledad.
 

 

 

 

 

 

Una scelta estetica

 

 

 

Una scelta estetica : ciò che si include e ciò che si esclude nella propria rappresentazione. Una scelta determinata dalle persone e dai contesti ai quali si rivolge – si dedica, si destina – la nostra rappresentazione.


“Una scelta estetica è sempre una scelta sociale [ . . . ] Ciò non significa affatto che la scelta estetica sia impura o interessata. Anche le scelte dei santi sono sociali.”
Pier Paolo Pasolini

E se invece tutto questo non ci fosse più, se non ci fossero fra di noi quelle distinzioni sociali che ci costringono a scegliere ? Se niente di tutto questo esistesse ancora e noi ci trovassimo disseminati per ogni dove, a caso nel buio della rete elettronica, tutti così perfettamente accomunati dalla stessa mancanza di realtà ? Avrebbe – ha – ancora senso qualcosa da rappresentare ? E se non è questo, che cos’altro è diventata la spinta della rappresentazione nelle nostre necessità espressive ?

Se la cultura dava realtà divaricando lo spazio sociale di ciò che era consentito – lo spazio espressivo che la società concede … dove stanno oggi le celate membrature di questo nostro corpo sociale globale ?

 

 

 

 

 

 

Edonista ?

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Il calore del fuoco al quale si cuoce il cibo per la cena è la prima cosa che cerco appena sveglia, nelle prime ore del pomeriggio. Non ho mai desiderato di essere pubblicata. Non ho mai desiderato seriamente di essere pubblicata. Mi domando sempre — perché qualcuno dovrebbe leggermi ? Perché scrivo, non me lo sono domandato mai. Leggo poco, perché molto lentamente. Leggo sempre in modo sparso, impossibile qualsiasi tentativo di organizzazione.

 

 

 

 

 

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Discrìmine

 

 

 

Un momento critico, forse una situazione di pericolo, in questa dimensione di visibilità astratta e statistica — virtuale.

 

 

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Dopo l’intensa rilettura di
Tetis e Abiura dalla “Trilogia della vita”, di Pier Paolo Pasolini
Ogni uomo è tutti gli uomini Edizioni. Bologna, 2015