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Category: Per una poetica

L’onda della voce

 

 

 

 

 

( al lavoro sulla stesura di un testo )

E’ stato miracoloso, proprio un’ondata di voce, una marea incessante di parole, fino alle secche del dubbio — che cosa ho fatto, che dico. . …

Ecco il moto all’incontrario, il ritirarsi dell’onda, la fine della festa che fa la schiuma fragorosa nel gonfiarsi di marea. Dall’asciutto del dubbio ho riletto, ho ascoltato, ho dato all’ascolto, ho reciso, ho plasmato sopra i tagli la morbidezza di un silenzio cicatrizzante. Per un po’ non sentirò altro da dire.

 

 

 

 

 

 

 

Giorno di gloria

 

 

 

 

 

martedi 9 marzo

Un giorno di gloria oggi, il merlo ha cantato nel suo angolo di cielo dall’alba e fino al principio del tramonto, a gola spiegata e fino sul limite del grido, del fischio di labbra, della parola, immerso nello spazio sonoro di altri canti di uccelli diversi, ho dormito io nelle ore del mattino nella mia stanza con le finestre chiuse per il freddo che fa, ma in un Aperto cosciente plastico & modellante, la prima volta in tutta la mia vita che per un giorno intero ho dimorato nella fibra della voce fino alla radice illuminata di senso prima che significato sia.

Uscirò dalla casa domani, lascerò le pareti della stanza domani per entrare nello spazio d’arie granuloso ancora delle fredde umidità, e

saldarmi
grazia su
grazia
in
. . …

 

 

 

 

 

 

 

Davanti alla traduzione dei miei versi di poesia

 

 

 

 

 

C’è una commozione che non si può spiegare, che rimane per sempre segreta nelle pieghe dell’intimità, una vena di vita che non può vedere la luce : se potesse affiorare, se ne disseccherebbe.
Affacciarsi su un’altra lingua parlante, mentre cerca di mettere i suoi passi nelle orme lasciate dai tuoi passi nella cera fusa del senso delle cose ;
seguire la danza che improvvisa sull’orlo del rischio di fraintendere,
sul confine luminoso dell’errare,
e tu palpiti per lei, per quella lingua straniera che si avventura,
temi per lei, che non si perda nel suo slancio generoso di accogliere l’ascolto,
e infine molli la presa sulle tue parole,
accetti l’invito di scioglierti in un’altra danza,
ti lasci confondere, scivolare.

 

Philippe Aigrain traduce  C o n t r o — articolare
 

 
Cliccare QUI per la traduzione

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D i m o r a r e

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Ho compreso appena sveglia, e forse grazie al mio sogno, che non si tratta di « radicare » tutte le volte che uso questa parola, ma di « dimorare ». . ….una bella svolta !
E non sono pianta, e non sono polvere o terra, almeno finché resto ancora viva, e la gravità che a volte più prepotentemente avverto dentro di me è

addensarsi di fibre
polpose
e
di sangue e
di siero,
elettricità

una lingua di carne.

Anche « striarsi » è un movimento da –parola chiave.

 

 

 

 

 

 

 

Funzione radicale

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17.XI
di sera.
Cielo azzurro stellato, vento sonoro da sud, aria verde che profuma dolce e pungente.

 

Non sono la durezza muscolare né il passo inchiodato a farsi impedimento,

è la funzione radicale
rabdomante

che necessita per motivi di scandaglio di prolungate umbratili

distanti

attese.

 

 

 

 

 

 

 

Il suono in bocca

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16.XI
di notte.

Il gusto & il senso materiale sonoro della parola in bocca, che si schiude a fior di labbra e si rivela dal calore denso & bruno delle membra in cui si fa, voce spirata dalla gola dall’età dal sentimento, comunque vivida oppure morta già, che questua o canta.

E’ quasi l’alba ormai, un quarto d’ora prima delle 7 passa un merlo di qua, anche attraverso la mia stanza chiusa i tagli della sua vocalità lanciati in volo cantano allo schiarire freddo del buio nel principio del mattino.
 

 

 

 

 

 

 

Questa voce di notte

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bologna. Complesso stefaniano delle 7 chiese

 

 

 

 

 

 

La vicina stamattina ha deciso che è tempo di coprire le sue piante dalle attese intemperie d’inverno, lei copre le sue piante in autunno inoltrato, scopre le sue piante al principio di ogni primavera, dev’essere anziana la mia vicina, d’estate il suo terrazzo conosce un rigoglio eroico.

Ma è piuttosto un’aria di marzo quella che nel respiro schiude di azzurri e presaga alla finestra aperta su questa notte in novembre

 

questa voce di notte
una salita impervia
di sforzo di volontà e di affidata tenacia.

 

 

 

 

 

 

 

Ecco il mio bene

 

 

 

 

 

Quella parte di bene che mi si affida — alla quale io sono affidata ? eccolo farsi avanti con la sua stessa voce, mi viene incontro sotto questi occhi chiusi ed io lo ascolto, vedendolo, comprendo.

Ecco la risonanza, la plasticità del mio spazio interiore senza fine mutarsi come una membrana in cui le voci del senso prendono dimora, per un poco, perché sono fatte non per restare, ma per divenire. . .perché io stessa possa divenire da questo stato di materialità verso il cielo.

 

 

 

 

 

 

 

Dal suono della sua voce

 

 

 

 

 

La prima volta in cui le diedi una breve raccolta dei miei ultimi versi, le dissi che si trattava di poesie semplici, che non portavano significati da interpretare, e nemmeno una particolare inclinazione alla musicalità della parola ; le dissi che erano il tentativo di cogliere soltanto l’attimo in cui qualcosa si rivela, è tutto. E mi sorpresi allora di quella mia franchezza, della facilità con la quale riuscivo a esprimere qualcosa che non sapevo, di cui mai prima d’ora mi ero accorta di sapere di me.

Rimasi colpita dal suo apprezzamento immediato e altrettanto franco, tutto veniva semplice, senza nessuno sforzo, nessuna complicazione. Da allora io sono diventata la poetessa ; da parte mia, so di esserle stata amica quando ancora non mi aveva rivolto la prima parola.

Tre giorni fa un altro gruppo di versi, stavolta ricopiati a mano che non c’era tempo di fare meglio di così, e comunque la mia grafia è abbastanza leggibile ; pur nella fioca luce del portico di sera lei leggeva, io ascoltavo la voce, che non era adesso la mia, la sua voce scorreva lungo i greti di poesia allo stesso passo della parola sulle mie labbra mentre si fa, e lo stupore sul suo volto alla fine di ogni lettura era senza parole pari al mio davanti a tutte quelle cose miracolosamente qui, di nuovo in mezzo a noi, portate dal suono della sua voce.

 

 

 

 

 

 

 

Senso di parole

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Le labbra sono lo strumento di produzione del poeta : egli lavora con la voce.
— a proposito di Osip Mandel’štam

 

 

Passata mezzanotte, come in un lungo viaggio in questa fine del giorno già addentro alla sua notte, viaggio di senso di parole, di voci delle cose mentre vengono alla luce nell’orecchio, di vena di scrittura che prende tutto il tempo per sé — sto ritornando a scrivere poesia, perciò alle notti sveglia e ai mattini rinchiusi e luminosi dentro, tagliata fuori dal resto del mondo, al lavoro prosaico di riportare la vita delle labbra sulla pagina, in quell’altra forma di vita che è il senso di parole, sforzo immane, assurdo battito del tempo e tuttavia più vero per me, e spingere e far passare nel ritmo di questo tempo pure tutta la vita materiale che mi avanza.

 

[ Mt 22, 15-21 ] Ricevere la Parola e non solo ascoltarla certo è possibile con un cuore aperto e con la grazia dello Spirito, ed io ricevo la Parola insieme al modo particolare di colui che me la porta, ed è parola incarnata ;
e a chi più è stato donato di più sarà richiesto,
il potere di cui disponiamo per realizzare in terra quello che sta nei cieli,
discernere fra tutte la priorità che è fondativa di quello che siamo noi,
non cedere alle scelte provocate da domande maliziose – che sempre dividendo ingannano, sempre mutilano la misura piena della verità delle cose,
amare sopra ogni cosa e ( aggiungo io ) non lasciare mai che alcuno vada perduto. . . …

 

 

 

 

 

 

 

Per una poetica

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E’ stato il primo giorno d’inverno, l’aria pungente improvvisa, la pioggia fredda & copiosa. Questa notte senza voce.

Mentre scrivo ho l’impressione straniante & familiare di trovarmi in una notte all’inizio dell’anno a venire —
significa che non è soltanto una convenzione il tempo che passa con le sue ricorrenze, proprio come la lingua delle stagioni che ci ostiniamo ancora a parlare, anche se ormai sono rotte le Ore, che è come dire che è questo soltanto il mondo che sappiamo nominare.

Forse, il senso ci precede e sopravanza il passo dei nostri giorni, e allora forse noi siamo sempre immersi nel senso ; il fatto mi consola.

 

 

 

 

 

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E’ un momento in cui mi sento salda in coscienza & sicura nella mia inclinazione poetica, è un momento di cui non saprei dire nulla, ma proprio nulla, un momento che non saprei descrivere, che sopraggiunge inatteso e diverso da altri che possono averlo preceduto e che gli possono assomigliare;
come se il tempo più recente della mia vita fosse stato a mia insaputa un tempo di supplica e di prova, di supplica insistita e di infaticabile prova, quasi una forgiatura in rarefazione d’aria.

[ Non riconoscermi intorno & non appartenere, avvertire sempre bruciante la mia mancanza, la differenza & la lontananza fino all’abbandono sono cose che si sono plasmate addosso ; dirmi poeta è accettare di scegliere la parola come passo e orizzonte, scrivere come seguire, senza sapere, seguire soltanto la verità.

Unico conforto è questa specie di Aperto che sempre mi soffia dentro, è con questa spinta di attrazione chiara & forte che mi confronto e che mi oriento, che da sempre mi regge e mi salva. ]

 

 

 

 

 

 

 

Quello che siamo noi

 

 

 

 

 

Siamo semi piantati dal vento nelle vene di terra sugli anfratti dei fiordi, solitari e battuti dal vento, custoditi nei rovi, concimati di sale.

Siamo piante migranti nel sogno, nelle nebbie d’autunno sorpresi, e dagli alberi spogli, dalle piazze deserte gelate al mattino presto, ed è silenzio anche il pane.

 

 

 

 

 

La via dicente di una brezza

 

 

 

 

 

Levarmi alle 11 nella luce e nella quiete sul cortile del mattino, ancora senza una parola e già frenare nella mente la tentazione del disordine che opprime e sconforta la materia dei giorni, disporre l’orecchio addentro al viaggio che fanno le brume d’autunno, e dall’involo per l’aria che fa un silenzio gestante apprendere come di mani e parole posso sfilare anch’io la densità dell’oggi come la via dicente leggera il sogno di una brezza

. . . . ……..

( ultima versione del testo revisionato il 25.IX )

 

 

 

Nell’ascolto di Philippe Aigrain

 

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Nell’ascolto di Aunryz

 

Nous aide à entrer …
dans cette lente transition
du jaune au gris.

Une porte entre-ouverte sur la brume
capture la lumière d’aujourd’hui
appelle sa présence dense vers demain

 

 

 

Grazie a Philippe e a Aunryz per la risonanza delle loro voci.