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Category: dopo la Parola

Luminosa testimonianza

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15.IV

« Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti. Chi viene dalla terra appartiene alla terra, e parla come un uomo di questa terra ; chi viene dal cielo parla di ciò che ha visto e udito. Però nessuno accoglie la sua testimonianza. »

Gv 3, 31-33

 

È l’introduzione a una conclusione luminosa, troppo luminosa per i figli della terra, per il pensiero nato cieco dei figli della terra ma che può sapere cosa significa vedere la luce.

 

 

 

 

 

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Affido

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17.III

Nella notte, mi sono addormentata riuscendo a mantenere svuotata la mente da pensieri, da immaginazioni di pensiero, mi sono trattenuta davanti alla Parola con la mia incapacità di comprenderla, in attesa di poterla ascoltare, ho pensato — l’unica cosa che ho pensato — che proprio quell’incomprensione era già senso di Parola, già stava parlando l’Altro da me, ciò che non mi assomiglia, che non riconosco, davanti al quale ‹‹Io›› chiude i suoi occhi e in silenzio si affida.

Gv 5, 17-30

 

 

 

 

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Nascosto

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17.II
MERCOLEDI DELLE CENERI

Mt 6,1-6.16-18
Nella cella della tua stanza
nella cella del cuore
nella cella
. . . …

 

 

 

 

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Lievito

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16.II

Mc 8, 14-21
Cristo è lievito.

 

Alla fine del giorno, si riversa ben distinta & impalpabile di luce, parola di senso nell’orecchio.

 

 

 

 

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MIRACOLI

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15.II

Mc 8, 11-13
Perché non erano fatti per venire registrati dagli uomini come s e g n i ma si compivano proprio come guarigioni compassionevoli di ciascuno di quegli uomini e di quelle donne che lo supplicavano oppressi dal m a l e.

 

Soltanto in « quest’oggi » posso iniziare a chiedere anche per me la guarigione dal dolore che mi impedisce & condiziona da tutta la vita.

 

 

 

 

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Lo slancio dell’amore

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11.II

LA FEDE DI UNA DONNA STRANIERA
Mc 7,24-30

 

( o la radice-Madre dell’amore ) ( la meta certa, quando il cammino spinge dal cuore )

( anche il bersaglio che non si manca : se ciò che scocca siamo noi stesse adese palpabilmente in questo nostro distare dalla Grazia, da attraversare. . . ..
Clicca su Volo lento )

 

* * *

 

« . . . ..l’altro non va mai rinchiuso in ciò che ha potuto dire o fare, ma va considerato per la PROMESSA CHE PORTA IN SÉ. »
cap.228

#FratelliTutti #PapaFrancesco

 

 

 

 

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Con tutte le tue creature

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Farsi prossimo * ( chissà perché al femminile non suona bene )

Spezzare il pane, condividerlo con tutti. *
E fare conto sempre nella vita che ci sei, accanto a tutte le tue creature, per tutti i giorni della nostra vita.

* “ Fratelli tutti “ 81
* Mc 6,34 – 44

 

 

 

 

 

 

 

Primo giorno di nebbia

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Passata mezzanotte del giorno di ieri, la pace alla nostra tavola, qualcosa come una perfezione celeste in terra — una beatitudine ? Mi sento giusta, più giusta oggi con i miei passi indietro, più giusta di prima, di quando reagendo alla provocazione di resa del mio risentimento ho forzato in avanti i miei passi, un po’ di più oggi in direzione di un giusto discernimento, forse per questo più cedevole a un mite divenire. Lo smisurato abbandono al riposo serale mi fa a quest’ora priva di sforzo quasi del tutto.

 

La nebbia del mattino presto sulla via, soltanto con qualche ora di sonno sulle mie gambe incerte e liete di quel piccolo miracolo mattutino, la nebbia che si scioglie dalle ciglia e ogni passo si spinge sopra un velo di seta, dopo l’Eucaristia sotto le ali della cripta, l’Ufficio delle Ore mi sussurrava così :

 

Baruc
Impara dov’è la prudenza, dov’è la forza, dov’è l’intelligenza, per comprendere anche dov’è longevità e vita, dov’è la luce degli occhi, e la pace.

e ancora :

San Pietro Crisòlogo
. . . portiamola tutta l’immagine del nostro Autore, portiamola con totale somiglianza, non nella maestà che a lui solo compete, ma in quella innocenza, semplicità, mitezza, pazienza, umiltà, misericordia, pace, con cui si è degnato di diventare come noi ed essere a noi simile.

 

Ed io mi sono sentita a casa, innestata a vivo fra la carne e un alito che faceva il mio giorno nuovo e diverso, insieme a Shangra sulle sue 8 – 10 ore di camminata al giorno nella zona del centro, con la mia vicina in cerca di vasetti di vetro per la sua marmellata di mele cotogne, con i nipotini al telefono appena svegli, e poi la mia mamma con l’orecchio sempre incollato alla tv, con la commessa del negozio francese che oggi sono 7 anni che lavora là – un cappotto di buon taglio in lana e cachemire – e poi la spesa per far da mangiare, poca e scelta.

 

 

 

 

 

 

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[ quanto lontana oggi a ripensarci quella straniante desolazione del giorno prima, desolata dalla stanchezza di portare questo peso sempre più greve nelle mie membra, e poi anche qualcosa di più, qualcos’altro di me stessa attinto finalmente e poi lunga e penosa questa risalita, l’Eucaristia della sera aveva fatto affiorare ancora una volta lacrime di commozione sotto gli occhi chiusi, insieme a G. siamo in pieno processo di conversione, e pure il gusto per il cibo sta cambiando, ritrovavo una dolcezza insperata soltanto tardi nel cuore della notte ritornando sulla Parola della sera – tempo proprio per la chiesa bolognese – leggo parole come balsami, come perle, per tutto il mio essere riecheggia a intermittenza di vertigine il Mistero, e tuttavia ho ancora sempre bisogno d’incanto per poter vivere la mia vita, per poter essere io. ]

 

 

 

 

 

 

 

La parola della sera

 

 

 

 

 

Quello che prima mi addolorava forgiandomi a fuoco nella prova, stasera mi annoia . . .

Il merlo della sera al mio passaggio fra la pietra e il cipresso gettava nell’aria l’urgenza del suo verso.

Lc 12,49-53
tatto di fuoco impresso sopra un cuore molle di cera, prosegue la preghiera come ben radicata erba di prato alla sua zolla, inspiegabile una vena di commozione e un rapimento costante, delicato.

 

 

 

 

 

 

 

Ecco il mio bene

 

 

 

 

 

Quella parte di bene che mi si affida — alla quale io sono affidata ? eccolo farsi avanti con la sua stessa voce, mi viene incontro sotto questi occhi chiusi ed io lo ascolto, vedendolo, comprendo.

Ecco la risonanza, la plasticità del mio spazio interiore senza fine mutarsi come una membrana in cui le voci del senso prendono dimora, per un poco, perché sono fatte non per restare, ma per divenire. . .perché io stessa possa divenire da questo stato di materialità verso il cielo.

 

 

 

 

 

 

 

Alla fine del giorno

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20 ott.

Lc 12,35-38
Beatitudine come un esperire di cose del cielo nel solco del vivere quotidiano terrestre, le sue parole lo dicevano in un modo diverso, ma dopo due notti cerco di ricordarmene e di rifare con le mie parole il senso che aleggiava nelle sue, beatitudine di attendere solerti all’affidamento che abbiamo ricevuto, alla cura e alla custodia della vita in dono, la beatitudine mi visita, mi raggiunge nell’attesa del mio vivere, certo, ma non nell’attesa e basta, nell’attesa orante e dislocata dentro e fuori di me, nella solitudine e nella condivisione, ma sempre in relazione di preghiera.

Ef 2,12-22
E poi quel Cristo senza il quale eravamo senza speranza, lontani e separati tutti, attraverso il sacrificio della sua carne siamo ora innestati tutti in un’unica carne, e questa carne nello spirito di Dio.

Nella stiva dei morti con i vivi, momenti d’inattesa sospensione e poi
la voce ha cominciato a fare frutto di parole nella bocca.

 

 

21 ott.

Lc 12,39-48
Domanda della sera — quale parte di bene a me, proprio a me è stata affidata perché ne abbia cura ? Chiudo gli occhi sull’angoscia che mi dà questa domanda a bruciapelo, io che non riesco ad avere cura nemmeno di me stessa, posso soltanto pregare che un passo e un gesto dopo l’altro possa scegliere di rispondere soltanto a ciò che è bene, perché tutto mi è stato dato e perciò tutto mi verrà chiesto indietro.

Gli occhi ritagliano un’attesa dicente già.

 

 

 

 

 

 

 

Senso di parole

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Le labbra sono lo strumento di produzione del poeta : egli lavora con la voce.
— a proposito di Osip Mandel’štam

 

 

Passata mezzanotte, come in un lungo viaggio in questa fine del giorno già addentro alla sua notte, viaggio di senso di parole, di voci delle cose mentre vengono alla luce nell’orecchio, di vena di scrittura che prende tutto il tempo per sé — sto ritornando a scrivere poesia, perciò alle notti sveglia e ai mattini rinchiusi e luminosi dentro, tagliata fuori dal resto del mondo, al lavoro prosaico di riportare la vita delle labbra sulla pagina, in quell’altra forma di vita che è il senso di parole, sforzo immane, assurdo battito del tempo e tuttavia più vero per me, e spingere e far passare nel ritmo di questo tempo pure tutta la vita materiale che mi avanza.

 

[ Mt 22, 15-21 ] Ricevere la Parola e non solo ascoltarla certo è possibile con un cuore aperto e con la grazia dello Spirito, ed io ricevo la Parola insieme al modo particolare di colui che me la porta, ed è parola incarnata ;
e a chi più è stato donato di più sarà richiesto,
il potere di cui disponiamo per realizzare in terra quello che sta nei cieli,
discernere fra tutte la priorità che è fondativa di quello che siamo noi,
non cedere alle scelte provocate da domande maliziose – che sempre dividendo ingannano, sempre mutilano la misura piena della verità delle cose,
amare sopra ogni cosa e ( aggiungo io ) non lasciare mai che alcuno vada perduto. . . …

 

 

 

 

 

 

 

Guai a noi !

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Lc 11, 42-46

L’ammonimento a portare il proprio cuore in tutte le cose e la piumata carezza della voce nell’ascolto della sera, certi ritorni la notte di melodie d’inni nell’orecchio, quanto lontani quei risvegli nel mattino con tutta la vita dentro ogni giorno tutta da riconsiderare, sbuccio il frutto dei peri di collina ed è curioso sentire sotto il coltello certe concrezioni invisibili e dissodare allora delle durezze la polpa, il sugo di pomodoro di tradizione salentina riscaldato dall’aroma dei chiodi di garofano e del curry più dolce, i ceci profumati in bocca di curcuma e di cumino verde dei prati, rari versi d’uccello da rimeditare svelti in poche righe e tante pagine da aggiornare sul commonplace.

 

 

 

 

 

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